
Day Trading
Trading per Principianti • 8 min
Quando si dice che si “usa una leva bassa”, di solito si intende che si sta scegliendo un livello di leva inferiore (ad esempio, 2:1 o 5:1 invece di uno più alto).
Questa può essere una scelta sensata, ma è bene avere chiaro cosa cambi effettivamente.
La leva bassa influisce principalmente su quanto margine è necessario per aprire una posizione.
Pertanto, con una leva bassa, in genere si necessita di una maggiore disponibilità di fondi per effettuare la stessa operazione.
Una leva bassa not significa automaticamente un rischio basso. Il rischio deriva comunque dall’esposizione nozionale (la dimensione della posizione) e dall’ampiezza del movimento di mercato.
Un modo semplice per concettualizzare questo aspetto:
Questo spiega perché due trader possono affermare entrambi di utilizzare una “leva bassa” ma presentare livelli di rischio completamente diversi; uno potrebbe negoziare una posizione di dimensioni modeste, mentre l’altro potrebbe semplicemente utilizzare una leva bassa ma sovradimensionare comunque l’operazione.
Questa è la parte che chiarisce la maggior parte dei dubbi. Leva, dimensione della posizione e rischio sono correlati, ma non sono la stessa cosa.
La leva influisce sul margine necessario per aprire un’operazione.
La leva riguarda il finanziamento della posizione, non il fatto che la posizione sia “sicura”.
La dimensione della posizione è il vero motore di ciò che accade al profitto e perdita (P&L) quando il prezzo si muove.
Se l’esposizione è elevata, un piccolo movimento di prezzo può comportare un guadagno o una perdita significativa, indipendentemente dal fatto che si sia scelta una leva bassa o alta per aprirla.
Il rischio diventa più chiaro una volta che si risponde a due domande:
Se non si definisce l’uscita, il rischio può facilmente diventare “qualsiasi cosa decida il mercato”.
Se non si è sicuri che la posizione sia “troppo grande”, è consigliabile esercitarsi a impostare uno stop e a dimensionare l’operazione, in modo che la perdita potenziale sia un importo ridotto e pianificato; il trading demo è un ottimo ambiente per testare questo processo.
Rendiamo questo concetto concreto con uno scenario semplice. I numeri sono a titolo illustrativo, ma la logica è la stessa nel trading reale.
Vediamo ora cosa cambia al variare della leva.
In questo modo è possibile aprire un’esposizione di 10.000 £ impegnando solo 100 £ come margine, lasciando 900 £ come fondi disponibili (prima di qualsiasi movimento del P&L).
In questo caso, la stessa posizione da 10.000 £ utilizza l’intero saldo di 1.000 £ come margine (anche in questo caso, prima di qualsiasi movimento del P&L).
Immaginiamo che il mercato si muova contro la posizione dell’1%.
Tale perdita è identica in entrambi gli scenari perché l’esposizione è la stessa. Ciò che cambia è il “cuscinetto” di sicurezza disponibile attorno alla posizione:
Con 1.000 £ e una leva di 100:1, l’esposizione nozionale massima che si potrebbe aprire (in termini semplici) è di circa:
Un movimento avverso dell’1% su 100.000 £ equivale a:
Di conseguenza, lo stesso “piccolo” movimento di mercato può azzerare il conto se la dimensione della posizione è troppo grande. Ecco perché la leva non costituisce il rischio in sé: il vero rischio è l’esposizione sovradimensionata.
Se è la prima volta che si traduce la leva in risultati monetari reali, è consigliabile esercitarsi a stabilire la dimensione della posizione e a calcolare “cosa comporta per me un movimento dell’1%?” in un conto demo prima di fare trading reale.
Una volta compresa la differenza tra leva ed esposizione, il passo successivo è semplice: smettere di dimensionare le operazioni in base a “quanto margine si ha a disposizione” e iniziare a dimensionarle in base a quanto si è disposti a perdere in caso di errore.
Questo è ciò che rende la leva bassa una pratica concreta e non solo teorica.
Un approccio comune e adatto ai principianti consiste nel rischiare una percentuale ridotta e fissa del proprio conto su ogni operazione (ad esempio, dallo 0,5% all’1%).
Con un conto di 1.000 £:
In questo modo si stabilisce essenzialmente un “limite di tolleranza alla perdita” per singola operazione che non comprometterà il processo decisionale.
Questo è il livello di stop (o punto di invalidazione). Non è necessario complicare il calcolo, ma occorre un riferimento concreto.
Esempio:
Ecco la formula lineare:
Utilizzando il nostro esempio:
Pertanto, la dimensione nozionale della posizione è:
Significato: se si assume un’esposizione di 200 £ e il mercato si muove del 5% contro la posizione, la perdita sarà di circa 10 £.
Se si utilizza una leva 10:1, una posizione di 200 £ richiederebbe circa:
In questo modo non si è costretti a “utilizzare al massimo” il conto. Si sceglie una dimensione della posizione che corrisponde al proprio rischio, e il livello di leva determina semplicemente la quantità di margine che tale posizione andrà a bloccare.
Il dimensionamento basato sul rischio aiuta a evitare l’errore più comune legato alla “leva bassa”: utilizzare un’impostazione di leva prudente ma assumere comunque una posizione così grande che un normale movimento di mercato si traduce in un forte impatto negativo.
Se si desidera definire una routine semplice, si può provare questo test in modalità demo: scegliere un importo da rischiare (ad esempio 10 £), selezionare la distanza dello stop (ad esempio lo 0,5% o l’1%) e calcolare la dimensione della posizione prima di inserire l’ordine.
La leva bassa può rendere le operazioni più facili da gestire, ma non sostituisce le regole fondamentali. Lo stop-loss è una di queste regole, poiché trasforma il concetto di “spero che funzioni” in “so cosa sto rischiando”.
La leva influisce sul margine. Lo stop definisce il punto in cui si esce dal mercato se quest’ultimo si muove in direzione contraria alle aspettative.
Senza un piano di uscita, il rischio può estendersi ben oltre le intenzioni originarie, specialmente in mercati rapidi.
Un modo semplice per inquadrare la questione:
Funzionano al meglio se utilizzati insieme.
Gli stop sono utili, ma non garantiscono l’esecuzione a un prezzo esatto in ogni situazione, per diverse ragioni:
Questo non ha lo scopo di scoraggiare, ma rappresenta la ragione pratica per cui l’affermazione “ho inserito uno stop” non coincide sempre con “la mia perdita sarà sempre esattamente pari a X”.
Se si utilizza una leva più bassa, di solito si ha a disposizione un margine maggiore per operare correttamente:
Se non si è sicuri che i propri stop siano troppo stretti, ci si può esercitare a posizionarli a distanze diverse in un conto demo, osservando con quale frequenza il normale rumore di fondo dei prezzi porterebbe alla chiusura della posizione.
Quando si fa trading a margine, il broker monitora costantemente un elemento in background: la presenza di fondi sufficienti a sostenere le posizioni aperte.
Una “richiesta di margine” (margin call) è essenzialmente un segnale di avvertimento che indica che i fondi disponibili sono diminuiti a causa di un trade che si muove in perdita (o perché sono aumentati i requisiti di margine).
Non significa aver commesso un errore, ma indica che il cuscinetto di sicurezza si sta assottigliando.
Se le perdite continuano ad accumularsi e il margine disponibile scende eccessivamente, il broker può iniziare a chiudere automaticamente le posizioni per ridurre l’esposizione e impedire che il conto vada ulteriormente in deficit. Questo processo viene spesso definito margin close-out.
All’atto pratico, questo può comportare:
La leva bassa può ridurre la probabilità di una liquidazione forzata poiché scoraggia un’esposizione sovradimensionata.
Se le dimensioni tipiche delle operazioni sono ridotte, è meno probabile che il normale rumore di mercato spinga il conto verso un evento di margine.
Tuttavia, la leva bassa non è uno scudo assoluto. Se si assume comunque troppa esposizione (o si evita l’uso degli stop), si possono certamente subire pressioni sui margini.
La leva bassa è spesso indicata quando si desidera un’esperienza di trading meno stressante, ma non rappresenta automaticamente la scelta migliore per ogni stile operativo.
Il concetto principale è lineare: scegliere la leva per supportare il proprio piano di rischio, non per amplificare la dimensione della posizione.
Se si hanno dubbi su quale sia l’approccio ideale, si può provare la stessa idea di trading su un conto demo con due diverse impostazioni di leva, confrontando poi l’utilizzo del margine e l’impatto sul processo decisionale, e non solo il P&L.
La leva bassa è considerata “prudente” solo se si controllano contemporaneamente la dimensione della posizione e le uscite. Questi sono gli errori che ne annullano i benefici:
La leva bassa deve essere intesa come un vincolo utile a mantenere la disciplina, ma solo se abbinata a un dimensionamento assennato delle posizioni e a un chiaro piano di uscita.
Se occorre ricordare tre concetti fondamentali, sono i seguenti:
Se utilizzata con questa logica, la leva bassa non è un semplice “interruttore di sicurezza”. Rappresenta un metodo pratico per ridurre la tentazione di sovradimensionare le operazioni e per mantenere maggiore coerenza nelle proprie decisioni di trading.
Come passo successivo, si può scegliere un importo di rischio fisso per operazione (ad esempio lo 0,5%–1%), impostare prima il livello di stop e quindi calcolare la dimensione della posizione; è consigliabile testare questa routine su un conto demo fino a farla diventare automatica.
Può aiutare a ridurre la pressione sui margini e a scoraggiare posizioni sovradimensionate, ma non elimina il rischio. L’esposizione (dimensione della posizione) e la volatilità determinano comunque l’entità dei potenziali guadagni o perdite.
Sì. La leva bassa non impedisce gli eventi di margine se la dimensione della posizione è eccessiva, se il mercato si muove bruscamente o se non si utilizzano gli stop (o se questi non vengono eseguiti come previsto a causa di gap o slippage).
Non sempre. Gli stop aiutano a gestire il rischio, ma mercati rapidi, gap di prezzo e slippage possono far sì che il prezzo di esecuzione effettivo differisca dal livello di stop impostato.
Si parte stabilendo quanto si è disposti a rischiare sull’operazione (un importo fisso in valuta o una percentuale del conto), si sceglie la distanza dello stop e infine si dimensiona la posizione in modo che lo stop corrisponda al rischio pianificato.
** Disclaimer – Sebbene sia stata svolta una dovuta attività di ricerca per redigere i contenuti di cui sopra, il presente testo ha uno scopo puramente informativo ed educativo. Nessuno dei contenuti forniti costituisce in alcun modo una forma di consulenza in materia di investimenti.