
Cos’è una Trend e come definirlo
Le regole del buon trading • 10 min

Le valute dei mercati emergenti hanno caratteristiche uniche, opportunità uniche e rischi unici. Rispetto alle valute dei mercati sviluppati, sono meno liquide, altamente volatili, presentano spread più ampi e sono caratterizzate da bassi volumi di scambi. Vediamo cosa c’è da sapere per poterle negoziare con successo.
I mercati emergenti sono le economie dei paesi in fase di espansione, e mostrano un potenziale di crescita particolarmente elevato rispetto a quello dei paesi sviluppati. Questi paesi offrono interessanti occasioni di investimento, perché stanno attraversando una transizione da economie tradizionali a basso reddito e meno sviluppate a economie industrializzate e moderne in grado di sostenere standard di vita migliori e mercati più aperti e concorrenziali. I mercati emergenti presentano tipicamente tassi di crescita alti, che rappresentano per gli investitori maggiori ricompense (e rischi) potenziali.
I rischi più comuni dipendono dalla elevata volatilità generale e dall’instabilità sociopolitica. Tuttavia, sin da quando il termine mercati emergenti è stato coniato all’inizio degli anni ’80, si stima costituiscano circa l’80% dell’economia mondiale. Questo perché grandi paesi come Cina e India hanno svolto un ruolo chiave nello stimolare l’economia globale, in virtù della forte dipendenza dalle esportazioni e dalla disponibilità di manodopera a basso costo.
L’attenzione delle istituzioni finanziarie internazionali più importanti come l’FMI (Fondo monetario internazionale) è aumentata decisamente, anche a seguito della crisi valutaria del 1997, con lo scopo di aiutare i mercati emergenti a sviluppare economie e sistemi finanziari più sofisticati. Con essa anche l’attenzione degli investitori, che hanno raggruppato i paesi da cui ci si aspetta prestazioni straordinaria entro il 2050 sotto un’unica sigla: BRICS, ossia Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.
Un insieme più ampio è invece costituito dai paesi detti N-11 o Next Eleven, che raccoglie Egitto, Iran, Bangladesh, Indonesia, Messico, Turchia, Nigeria, Filippine, Pakistan, Vietnam e Corea del Sud.
Per distinguere i paesi che condividono opportunità di investimento uniche a disposizione degli investitori stranieri si usa anche la sigla MINT, che si riferisce alle nazioni di Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia.
Definire se una determinata economia può essere o no considerato un mercato emergente è frutto di molte controversie, in quanto manca una definizione univoca o degli standard condivisi. Al momento i paesi considerati emergenti sono 23 secondo l’IMF, 24 secondo l’MSCI (Morgan Stanley Capital International) e 22 secondo l’indice Dow Jones. I parametri usati per la classificazione includono il PIL pro capite, la stabilità macroeconomica e politica, la regolamentazione in materia di investimenti, le opportunità commerciali e il tasso di crescita.
Ecco alcune delle caratteristiche delle economie di mercato emergenti:
I mercati emergenti sfoggiano tassi di crescita impressionanti rispetto a quelli delle economie progredite, dal 6% al 7% all’anno. Non è raro che le pubblichino persino tassi di crescita a due cifre. Al contrario, i tassi di crescita economica dei paesi sviluppati in genere sono inferiori al 3%.
I capital market (mercati azionari e obbligazionari e dei derivati) dei paesi in via di sviluppo sono generalmente caratterizzati da alta liquidità. Tuttavia, a differenza delle nazioni sviluppate, presentano diverse lacune, tanto che può essere difficile ottenere informazioni affidabili e pertinenti sulle società negoziate in borsa. Anche vendere prodotti di debito come le obbligazioni può risultare tutt’altro che facile.
I mercati emergenti offrono rendimenti potenziali elevati con caratteristiche particolarmente interessanti. Sono nel bel mezzo della transizione da economie chiuse prevalentemente basate sull’industria mineraria e agricola, a economie più aperte e favorevoli agli scambi internazionali. Questi rendimenti elevati sono accomunati a rischi intrinseci maggiori.
I mercati sono maggiormente vulnerabili alle fluttuazioni dei valori di materie prime come petrolio e prodotti alimentari, nonché delle principali valute come il dollaro USA (USD) e l’euro (EUR). A livello locale, risentono pesantemente anche delle variazioni dei livelli di inflazione e dei tassi di interesse. Questo rende le loro economie maggiormente instabili e volatili.
Vediamo ora nello specifico le valute dei mercati emergenti più popolari, che vale davvero la pena conoscere:
Vediamo alcune delle strategie più diffuse per sfruttare la price action delle valute dei mercati emergenti:
Le valute dei mercati emergenti subiscono spesso l’influenza dei prezzi delle materie prime e delle politiche monetarie. Tendenze persistenti nei mercati delle materie prime, unite a posizioni di politica monetaria consolidate, evidenziate con studi di analisi fondamentale, possono incoraggiare trend a lungo termine. Il trend trading infatti è una strategia che consiste nell’identificare la tendenza prevalente di lungo termine, quindi piazzare operazioni lunghe o corte a seconda delle fasi di mercato.
L’instabilità e la volatilità intrinseca delle economie dei mercati emergenti offrono agli investitori frequenti inversioni di tendenza, che se individuate con anticipo possono rappresentare ottime occasioni di guadagno. La violazione delle linee di supporto o resistenza potrebbe essere uno dei segnali per un breakout imminente. La parte più dura di questo tipo di strategia è distinguere i segnali genuini dai segnali falsi, e prevedere solidi piani di uscita.
Il trading nel mondo valutario dei mercati emergenti può offrire opportunità anche nei momenti di lateralità. Ad esempio, la Cina consente al valore dello yuan di oscillare del 2% intorno ad un punto medio, stabilito quotidianamente. Questi scostamenti relativamente contenuti e prevedibili sono perfetti per le strategie cosiddette range bound, che consistono nell’acquistare al più vicino livello di supporto e vendere quando il prezzo tocca invece la resistenza più vicina.
I mercati emergenti sono caratterizzati da tassi di interesse più elevati rispetto ai mercati sviluppati, creando opportunità di carry trade. Si tratta in parole semplici di prendere in prestito valute con bassi tassi di interesse, acquistandone altre che hanno un tasso di interesse maggiore. Lo scopo è quello di incassare il differenziale tra i due tassi di interesse. Sebbene il carry trade moderno sia molto diverso da quello di lungo termine e super redditizio del passato, l’elevato differenziale nei tassi di interesse tra le valute dei mercati emergenti e quelle dei mercati sviluppati rende questa strategia ancora molto interessante.
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